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CI FARANNO ENTRARE SUL 3-0 December 1, 2012

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CI FARANNO ENTRARE SUL 3-0

 

Ieri sera sono andato ad una conferenza organizzata dal gruppo giovani di Confindustria Udine sull’argomento “Etica ed Economia” dove erano stati invitati i rappresentanti delle istituzioni statali che fanno i controlli fiscali e del lavoro nelle aziende. La tesi che si proponeva, era quella di andare verso una categoria imprenditoriale che, per una scelta etica, sia sempre più onesta, rispettosa della legge e delle regole, che sia di esempio per i comportamenti personali e riscopritrice dei valori morali e che quindi sempre più cercherà di lavorare a fianco delle istituzioni per prevenire i casi di reato; ma nel contempo viene richiesto agli organi controllanti di avere un comportamento altrettanto equo verso gli imprenditori, senza soverchiarli.

Promotore di questo incontro il vicepresidente dei giovani imprenditori, Matteo Di Giusto a capo, assieme al fratello gemello, di un’azienda di ben 800 dipendenti. Io Matteo Di Giusto ed il fratello Michele, li avevo conosciuti a scuola, visto che alle medie inferiori eravamo nella stessa classe. Sentendo gli interventi e riflettendo sugli stessi, mi è tornato in mente un episodio di quel periodo dell’infanzia che è simpatico ricordare: c’era il torneo di calcio dell’Istituto  e i due fratelli giocavano per una società, di livello, della zona e così hanno preso in mano la situazione e si sono messi ad organizzare la squadra. Io non ero un campione, ma me la cavavo, molto più della media della classe, se non altro per la buona capacità polmonare che avevo dimostrato nelle varie campestri e anche perché comunque avevo giocato un pochino in una società. Ogni modo, mi sono ritrovato presto in contrasto con le “scelte tecniche” e sono stato relegato in panchina per tutte le partite. Ricordo la partita cruciale per passare il turno, stavamo perdendo 3 a 0 e tutti erano arrabbiati della situazione. Ad un certo punto i due gemelli sono stati costretti a farmi entrare su pressante protesta degli altri componenti della classe, che comunque sapevano che potevo dare una mano alla causa comune, avendomi visto giocare più volte. Sono quindi entrato loro malgrado. Per quei 10 minuti rimasti all’incontro, grazie anche alla mia freschezza atletica e voglia di riscatto,  abbiamo sempre giocato all’attacco e quando gli avversari avanzavano, tornavo a prendere la palla fino dalla difesa. Ebbene, il gol della bandiera l’abbiamo fatto ma non è bastato.

Tornando alla conferenza, è da tempo che cerco di esprimere il concetto che la nostra crisi economica è figlia di una crisi etica. Però bisogna intendersi che etica non è seguire le regole e pagare le tasse. Non è fare i buoni ed evitare di essere cattivi. Non è riscoprire i valori dei nostri padri e dei nostri nonni. Etica è avere dei comportamenti che ci consentano di essere in equilibrio psicologico con noi stessi e nel contempo compiere delle azioni che ci consentano di essere competitivi. Grandi gruppi industriali, anche friulani, si sono sviluppati sfruttando operai e infrangendo leggi; ma i titolari degli stessi gruppi, sapevano come gestire le situazioni ed erano in equilibrio psicologico con se stessi, senza dover vivere con i rimorsi. Ed è questo in ultima analisi saper seguire l’etica, anche se, la morale, risulta essere diversa per una esigenza di equilibrio sociale e forse i veri imprenditori sanno gestire anche questo.

La mia paura è che questo sbandamento verso un utilizzo distorto del concetto di etica, porterà ad una ulteriore riduzione della capacità produttiva. La scelta di Confindustria è quella di seguire i tracciati sicuri, tranquilli e che non creino ulteriori tensioni. E’ la scelta più facile, la scelta delle NON responsabilità. Scelta lecita ma in questo momento servirebbe evitare le vetuste idee di etica ed invece iniziare a strutturarne delle nuove, scardinando i vecchi schemi e non accettando lo status quo delle cose. Solo così, rianalizzando ciò che si può fare o meno, richiedendo alla politica delle direttive chiare che salvaguardino la produzione  ed i vari operatori e che abbiano come fine il competere in maniera più efficace sia sui mercati interni che quelli esteri, si può pensare di andare avanti. Regole chiare sono importanti per strutturare il processo produttivo e se sono valide l’imprenditore troverà utile seguirle. Per assurdo, ora, per uscire dalla crisi, può servire andare oltre alla legge nel senso che questa non riesce a garantire più nessuno e quindi il sentiero etico tracciato dal Presidente Luci, perde di significato nel senso che c’è bisogno di prendere delle posizioni che impongano, più o meno legalmente ai politici di fare un certo tipo di riforme che ormai sono essenziali e vitali. Ed invece, verso la fine del convegno è intervenuto l’Onorevole Compagnon già noto alle cronache giudiziarie, a cui il Direttore del Messaggero Veneto Monestier, moderatore della serata, ha fatto un saluto più che reverenziale.

Ebbene, nel contempo, non c’è stata alcuna proposta di respiro né da parte di Di Giusto e nemmeno da parte del presidente dei giovani industriali Zamò. Se questi sono i giovani industriali, siamo messi male perché non sembrano esserci i caratteri essenziali dei dirigenti d’azienda e cioè che sappiano fare degli strappi, che traccino nuovi obiettivi e con nuove strategie, che sappiano essere leader, che sappiano confrontarsi alla pari con la politica senza piegarsi ed accettare le angherie che impone alla classe produttiva. Perché queste regole vessatorie, che in qualche modo i giovani imprenditori cercano di gestire, sono delle imposizioni deleterie che non si dovrebbero accettare.

In conclusione, questa serata mi ha fatto capire che quelli come me (con grossi limiti, soprattutto sotto l’aspetto della capacità di leadership, ma che comunque in un contesto intelligente possono aiutare la ricchezza di una società e di una popolazione) continueranno ad essere interpellati sempre quando ormai saremo sul 3 a 0. Troppo tardi.

 

Andrea Meneghetti

MORIRO’ A TORONTO November 29, 2012

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Morirò a Toronto,
in un giorno di neve,
in un giorno che già mi ricordo.
La neve coprirà il mio corpo
adagiato su un marciapiede.
Aspetterò la sera,
quando non ci sarà più nessuno.

Morirò a Toronto,
con le raffiche di vento
a tagliarmi la faccia
e che pian piano mi faranno perdere
la sensibilità agli arti.
Aspetterò lì,
come ho aspettato tante volte nella vita
senza un obiettivo davvero desiderato.
La neve coprirà finalmente
la solitudine e la povertà
di una vita mai utile.
Avrò quella sera concluso
il mio ultimo libro alla Gerstein Library,
un libro che per pietà qualcuno leggerà,
ma che nessuno riuscirà a capire appieno.

Morirò a Toronto,
dopo aver bevuto l’ultima Creemore
e mangiato l’ultima pizza
che mi ricorderanno le amicizie passate,
quelle amicizie che mi hanno riportato qui.
Guarderò negli occhi le ultime ragazze
che frettolosamente tornano a casa
a vedere l’ultima puntata della loro serie televisiva preferita, lobotomizzante.
Le guardo perché tanto avrei avuto da dire
se avessero potuto capire.

Morirò a Toronto,
stringendo forte la mia chitarra
come unico oggetto che mi ha permesso
di mettermi in contatto con gli altri.

Morirò a Toronto,
pensando al mio Friuli,
nonostante non mi abbia mai capito,
nonostante la sua gente non mi abbia mai accettato completamente,
infatti le circostanze migliori sono state
i momenti di solitudine in mezzo alla sua campagna.
L’unico modo per renderne dolce il ricordo,
è il pensiero lontano,
il pensiero di qualcosa che seppur doloroso,
è accettabile perché lo conosci,
perché ci sei abituato, quasi ti manca.

Morirò a Toronto,
senza disturbare alcuno,
adagiato su un marciapiede di Kensington Market, guardando College Street.
Morirò senza far vedere a chi mi ha conosciuto, la mia debolezza,
nell’ennesimo, inutile, scatto d’orgoglio.
Morirò lontano da tutti,
ma in un luogo noto,
per non accettare il fatto che la mia solitudine
era la conseguenza della mia incapacità di vivere e di amare.

ANDREA MENEGHETTI

Addio Italia June 20, 2011

Posted by ethically in canada, Cultura, Italia, Poesia.
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E’ tornata anche qua la primavera,
eppure ancora mi ricordo, dopo più di 50 anni,
i profumi e la bellezza che c’erano in Italia,
quei profumi che non ho più potuto sentire
quella bellezza che non bastava per vivere
e mi ha costretto a venire qui.

Ricordo ancora quel viaggio,
l’addio a mia Madre, le lacrime, la nave, il mare…
E quella cazzo di neve
come veniva giù quella sera che sono arrivato.
Avevo appena lasciato un autunno mite
dove mi mangiavo i fichi presi dagli alberi
e qua non c’era più niente
solo vento e neve, vento e neve.

E’ passato tanto tempo, troppo tempo
a lavorare e consumarsi per questi mangiacake.
Eh, ma gli abbiamo fatto vedere
di che pasta siamo fatti noi Italiani!
Io sono un vero Italiano,
non come quelli rimasti in Italia
che si sono rammolliti
e hanno conservato meno tradizioni di noi.

Eh sì! Perchè ci sono tornato una volta.
Avevo aspettato tanto quel momento,
come la cosa più bella,
per avere la mia rivincita
ed invece è stata la più dura delle delusioni.
Io mi ricordavo di tutti,
Michè, Franco, Pino, Mario, Ninetta,
ma quasi nessuno si ricordava di me!
Maccome, io li avevo pensati sempre
ogni giorno, ogni sera, ogni soldo guadagnato
e loro non sapevano nemmeno più chi ero.

Non ci sono più tornato.
Quella Italia è ormai straniera e non la riconosco più.
Avrei tanto voluto essere sepolto in quel piccolo cimitero
sulla collina dietro il paese,
con tutti quei cipressi messi in fila,
vicino alla chiesetta fatta di sassi
e invece qua devo persino pagare l’affitto
per poter riposare in pace, che brutta cosa!

Anche il nome del Santo del paese
è cambiato in questa lingua bastarda.
eppure questa terra odiata
è ormai ormai la mia patria
e quella dei miei figli e nipoti
che non conoscono nemmeno la mia lingua.

Muoio comunque con il ricordo di un’Italia mia,
dolce, calda, anche se matrigna.
Un’Italia dei campi di grano,
degli orti, dei giochi da bambini,
delle strade polverose, degli animali,
della chiesa, del raccolto,
della festa del paese, dei profumi dell’estate…

E con la foto sulla mia tomba
muore anche l’idea di un’Italia che non c’era già più
e che con noi e’ continuata comunque ad esistere.

italia September 16, 2010

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http://www.pieroricca.org/2010/09/13/caccia-al-tricolore/

dov’era Napolitano? questa volta non si è mosso… eppure è sempre italia, ma con la i minuscola…

questo non è razzismo ma stupidità da ansia economica per mancanza di punti di riferimento August 29, 2010

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http://www.corriere.it/cronache/10_agosto_28/sindaco-ambulante-civitanova_2c5512fc-b2d6-11df-8a2a-00144f02aabe.shtml

La toppa è più grande del buco… come fai ad obbligare dei bambini di 9-10 anni a fare un lavoro, per una ideologia sbagliata che non cancellerà i torti già subiti… e così fai anche sfruttamento di manodopera giovanile…

E tutto per la paura di avere un’immagine che allontanerà i turisti da questa città. Ma il fatto di non avere dei chiari punti di riferimento della propria clientela, fa dire e fare spropositi, aberranti!

Infatti, potrebbe pure essere che per i clienti va bene credere di essere in una città razzista e violenta.

Non serve obbligare dei bambini a “servire” dei venditori ambulanti irregolari.

Incredibile!

Napolitano e’ bollito March 7, 2010

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Carissimi,

da questa ultima azione del Presidente della Repubblica si deve dedurre che e’ bollito!

Le scuse che sta raccatando a destra e a manca per la sua incapacita’ di essere retto, gli si stanno riversando contro consapevole che questa volta ha fatto davvero una cazzata!

E ci si mette pure quel boia di D’Alema a difenderlo.

Si alle regole No ai trucchi March 7, 2010

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Carissimi,

qui il link della locandina per la manifestazione

manifestazione

Cara Toronto a cui non servo February 22, 2010

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King Street - Toronto

TORONTO

Un mondo nel mondo
con i suoi grattacieli
e i suoi baracchini per gli hotdogs.

Gli odori e i profumi di cibo ed etnie,
i giorni di brutto tempo
e il sole accecante,
le nuvole svelte
e le case scricchiolanti.

L’entertainment district e le sue birre
e le luci di Honest Ed in Bloor.
Le Chicken Wings per sentirsi un po’ canadesi
e gli Italian bars su College e St Clair per respirare un po’ di casa.

L’educato sorriso di circostanza
e le barriere ideologiche alla diversita’.
L’esattezza numerica degli omicidi
e la sicurezza mediatica della vita.

Tutti quelli persi per le sue strade
come lo ero diventato anche io.

Chissa’ se c’e’ ancora quella ragazza fuori dalla Bakery in Kensington Market;
chissa’ se ci sono ancora quegli indiani ubriaconi su Spadina.

Chissa’ se ci saro’ ancora anch’io,
in quella Toronto a cui non servo.

(dedicata a Pino, Fabrizio, Jiyeon e Filippo)

Ce train est soulement dans ma tête September 22, 2009

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E anche l’ultimo treno e’ perso.
Un treno carico di gioie, calore, speranze.
Neanche riesco a salutare quell’immagine che si allontana, tanto sono rimasto frastornato.
E rimango li’, sulla banchina, attonito.
Perche’ quello e’ un treno che non passera’ piu’ e non c’e’ tempo per imparare a prenderne un altro.
Cosi’ il volgere degli eventi e’ ormai segnato e non resta che cercare una panchina ed attendere che arrivi la sera per godersi almeno il tramonto.
Perche’ la notte sara’ troppo fredda per resistere e non e’ contemplato riuscire a vedere un altro giorno.

Da ” Vive le clochard!” di Jeanne Tor – Cap.3 “Ce train est soulement dans ma tête”

MA TU… September 18, 2009

Posted by ethically in Amore, Depressione, Riflessioni.
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Chissa’ a cosa serve
cercare d’esser migliori
se poi bisogna morire.
Ma tu non ci provare,
ti potresti fare male
se non ci dovessi riuscire.

Ho un vuoto dentro,
ho bisogno d’amare
ti devo pensare.
Ma tu non ci star male,
se per te non e’ uguale
se lo dovessi capire.

E intanto il tempo passa,
con troppe domande
che non trovan risposta.
Ma tu non ci pensare
potresti farti del male
se poi ci dovessi soffrire.