da Vladi “Fini su omicidio di neonazisti a Verona” May 6, 2008
Posted by ethically in Decadentismo, Elezioni 2008, Gianfranco Fini, Italia, Politica, Societa', Society, politics.trackback
Caro Andrea, come va? Ti scrivo questa di botto perché credo che non abbia neanche bisogno di essere
commentata, praticamente. Fini ha tenuto a paragonare due cose che tra di loro non hanno nulla a che vedere per, forzatamente, ed a tutti i costi, voler stabilire una gerarchia di gravitá morale tra due fatti accaduti, ovvero per sentenziare che é piú grave l’ incendio delle bandiere israeliane a Torino che non un omicidio avvenuto a Verona da parte di due neonazisti. E’ interessante che abbia voluto legare due fatti ed avvenimenti tra di loro completamente sconnessi al fine di voler stabilire che l’ omicidio da parte dei due neonazisti é qualcosa che non é poi tanto grave, quindi, logicamente, secondo Fini, trattasi di qualcosa che deve essere considerato relativamente piú giusto o meno sbagliato rispetto ad altre azioni, come, ad esempio, l’ incendio di alcune bandiere. C’ é quindi da parte di Fini, la volontá assoluta di evidenziare e sottolineare ad ogni costo che l’ omicidio da parte dei neonazisti ha un suo grado di validitá e parziale giustificaziine morale e che non é bene condannare in modo grave ed assoluto.
Altrimenti che senso avrebbe volerlo collegare e paragonare a qualcosa di completamente distinto
diverso per relativizzare l’ accaduto? Ma ecco quanto segue: Pestaggio Verona, presi ultimi due aggressori.
Polemiche su Fini
Reuters – da 28 minutiVENEZIA (Reuters) – Si sono consegnati gli ultimi due giovani naziskin ricercati
per il pestaggio di Nicola Tommasoli, il 29enne barbaramente aggredito a Verona il 1 Maggio, dichiarato morto ieri sera. Lo riferisce la Digos veronese.
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“Sono stati presi, si chiamano Federico Perini, 20 anni, e Nicolò Veneri, 19″, ha detto al telefono
Luciano Iaccarino, dirigente della Digos di Verona.
I due, entrambi veronesi, “alla presenza del loro avvocato si sono consegnati alla polizia” all’aeroporto di Orio al Serio, in arrivo da Londra con un volo charter.
“Hanno confessato dinanzi al pubblico ministero, e sono stati portati in carcere”, aggiunge Iaccarino.
Domenica si era presentato in questura e aveva confessato di aver preso parte all’aggressione Raffaele Dalle Donne, 19 anni, studente al quarto anno delle scuole superiori, mentre ieri erano stati arrestati Andrea Vesentini, 20 anni, promoter finanziario, e Guglielmo Corsi, 19 anni, operaio metalmeccanico.
Perini e Veneri, invece, si erano recati all’estero.
Tommasoli, aggredito perché non aveva offerto una sigaretta al gruppo, è stato dichiarato morto alle 18 di ieri.
I giovani che hanno preso parte al pestaggio sono degli ultras di estrema destra che già in passato
avevano dato problemi alle forze dell’ordine, ha detto la Digos.
E’ POLEMICA SULLE PAROLE DI FINI
Intanto è polemica sulla parole del presidente della Camera Gianfranco Fini, che ieri ha definito “più
grave”, rispetto all’aggressione di Verona che ha provocato la morte di Tommasoli, il fatto che a Torino
siano state date alle fiamme bandiere di Israele.
“Quel gruppo che si definisce neonazista va punito, ma quello che accade a Torino è più grave”, ha detto Fini nel corso della trasmissione “Porta a porta”.
Fini ha sottolineato che “non sono paragonabili… la bestiale violenza di Verona” e la protesta di Torino,
dove “frange violente della sinistra radicale danno vita ad azioni che cercano di giustificarsi con una
politica antisionista”.
A Torino, il 1 Maggio, giovani della sinistra radicale hanno dato fuoco a bandiere israeliane e americane, e
giovedì, giorno di inaugurazione della Fiera del Libro che quest’anno ha scelto Israele come stato ospite, si
temono disordini.
“Credo che quelle di Fini siano parole incredibili e indegne di chi occupa un ruolo istituzionale di quel
peso”, ha detto in una nota il ministro uscente della Solidarietà sociale Paolo Ferrero, di Rifondazione
comunista.
Per il neo sindaco di Roma Gianni Alemanno, di An, “Fini non ha detto che il reato di bruciare le bandiere sia più grave di un’aggressione”.
In un’intervista a RaiTre, Alemanno spiega che “il concetto che sottolineava Fini è … che quelle bandiere bruciate avvenivano nel contesto di una manifestazione politica, in un richiamo di aggressione, in un dibattito politicamente molto forte dove c’è purtroppo un problema di fondamentalismo e terrorismo internazionale”. Alemanno cerca quindi di girare le carte in tavola in modo palese negando l’ evidenza e volendo togliere a Fini la responsabilitá delle proprie pesanti e violente affermazioni.
Vlad
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